Libra, Fintech e Banche “Sfidanti”

Come stanno reagendo le banche tradizionali al cambiamento in atto nel mondo dei pagamenti?

Libra, Fintech e Banche “Sfidanti”

Libra, Fintech e Banche “Sfidanti” 1425 815 Finanza Café

È bastato che il 18 giugno Facebook presentasse la sua nuova criptomoneta, Libra, per far annunciare dal mondo dei media l’ennesima fine imminente del sistema bancario. La realtà è ben diversa. Le banche hanno abbracciato l’Open Innovation e stanno reagendo. Stringono nuove alleanze con il “nemico” Fintech e con gli amici dei nemici GAFA (Google, Amazon, Facebook, Apple).


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Libra

L’annuncio di Mark Zuckerberg, alias il Signor Facebook, nel quale si diceva pronto a lanciare, a metà del 2020, una nuova criptomoneta ha scosso i mercati e i media di tutto il mondo. Non tanto per l’arrivo di una nuova cripto (ce ne sono già oltre 2.200 nel mondo secondo Coimarketcap) quanto per il capofila dell’associazione emittente e perché si tratta di una moneta stabile e “garantita”. Si tratterebbe o si tratterà infatti di una cosiddetta Stable Coin. Il valore di Libra sarà controgarantito e stabilizzato da asset reali, quali un paniere di valute internazionali e titoli a breve, e sarà gestito dalla Libra Association di cui fanno parte le più popolari aziende occidentali (da Paypal a Mastercard, da Uber a Vodafone, da Visa a Spotify).

Una triplice garanzia

Secondo il progetto, l’implicita garanzia per gli utilizzatori sarà triplice.
Un consorzio di fiducia, costituito da partner a noi familiari che offrono già numerosi servizi negli ambiti più disparati e che tendono a costituire un ecosistema. Una tecnologia di fiducia, la blockchain. Un paniere di valute come collaterale a svolgere la stessa funzione svolta oggi dall’oro detenuto dai governi centrali a sostegno e garanzia della moneta reale in circolazione.

“Libra permetterà a tutte le persone (Facebook ha oggi 2,2 miliardi di utenti attivi), di effettuare pagamenti anche senza avere un conto in banca e con la stessa facilità con la quale si invia una foto con WhatsApp” afferma Zuckerberg.

Una nuova carta per criptovalute

Un altro annuncio dirompente, solo in parte oscurato dall’uragano Libra, ha riguardato l’emissione di una carta di debito da parte di Coinbase sul circuito Visa. Grazie alla nuova carta, sarà possibile spendere le criptovalute precedentemente acquistate e depositate sull’account Coinbase, presentando il bancomat negli esercizi commerciali o sui siti online che accettano una carta Visa.

In entrambi i casi, non sarà più necessario gestire un conto corrente bancario.

La reazione delle banche

La notizia di Libra è stata accolta dai diversi paesi nei modi più disparati. Si è passati da dichiarazioni di esponenti di enti governativi americani, che hanno comunicato in maniera prudente, la necessità di fare verifiche sulla sicurezza del progetto, a paesi come la Russia, che ha già dichiarato di non voler riconoscere la nuova moneta.  Negli ambienti accademici, si è generata altresì una certa euforia, dettata dalla convinzione che le criptovalute e la blockchain in particolare sono una realtà del presente e non più del futuro.

E le banche? come hanno reagito di fronte a questo nuovo e durissimo attacco diretto al loro ruolo di garante e gestore della circolazione di moneta e dei servizi correlati?
Al momento si è espresso il BRI (Banca dei regolamenti internazionali), ovvero l’organismo che supporta il lavoro delle autorità monetarie mondiali. Insieme ad alcuni rappresentanti delle banche centrali, il BRI ha incontrato i rappresentanti di Facebook e dell’associazione Libra. L’orientamento non è di chiusura, ma si è espresso chiaramente il concetto che il mondo delle criptovalute deve essere regolamentato, e tutti gli operatori che svolgono funzioni bancarie devono avere le stesse regole.

In realtà la vera reazione del mondo bancario è quella rappresentata dai fatti che si sono concretizzati negli ultimi 3/4 anni e che hanno subito recentemente un’ulteriore accelerazione a seguito di novità come quelle citate.
Si tratta di tutte le iniziative basate sulla customer experience che stanno nascendo per convincere i clienti a rimanere fedeli alla propria banca, o che sono volte ad attrarre nuovi clienti. Avere la capacità di comunicare che la propria banca è attenta alle nuove esigenze o ancora che per un Millenial avere un conto corrente è cool, come un paio di cuffie all’ultima moda o l’abbonamento a Netflix o Spotify.

Le novità sull’Open Banking

Un grande spinta all’innovazione del prodotto banca, si sta concretizzando anche con l’avvicinarsi della scadenza del 14 settembre sull’obbligo sancito dalla PSD2 (direttiva europea sui pagamenti 2), che impone a tutte le banche la condivisione dei dati sui conti correnti.  Tramite un’interfaccia o porta web (API), le banche saranno obbligate, previo consenso del correntista (Strong Customer Authentication), a condividere con terzi autorizzati (TPP), le informazioni bancarie dei loro clienti.

I TPP registrati presso il registro pubblico di Banca d’Italia e poi dell’EBA (European Bank Authority), possono essere provider di servizi di

  • pagamento (PISP),
  • informativi (ad esempio rating company) (AISP)
  • emittenti di carte di credito (CISP)

e tutti saranno messi in concorrenza tra loro e con le banche, al fine di garantire al consumatore la massima fruibilità del “servizio banca”.

Una spinta al cambiamento

Quella che inizialmente potrebbe essere concepita come una minaccia, in realtà rappresenta una leva di innovazione fortissima per le banche, che si stanno attrezzando per navigare in mare aperto. A differenza di Libra, il progetto “Open Banking”, nato per favorire il consumatore europeo, sembrerebbe in grado di riportarlo all’interno del mondo banca piuttosto che spingerlo fuori. Ciò che potrebbe cambiare è solo la porta di ingresso.

Il consorzio CBI Globe in Italia, con il supporto del gruppo bancario Nexi, è riuscito ad essere operativo in anticipo rispetto alla scadenza del 14 settembre, e a radunare circa 300 banche, ovvero circa l’80% del mercato bancario italiano. Gli aderenti riusciranno a mettere a disposizione dei propri correntisti un’app che consentirà loro di usufruire dei servizi di pagamento o di utilizzare le informazioni sui propri conti a prescindere da dove questi sono allocati. Sarà come avere un’app che gestisce tutte le app finanziarie con l’aggiunta di nuovi servizi. Altre banche hanno preferito sviluppare al proprio interno l’interfaccia, ma l’aspetto rivoluzionario per tutti gli appartenenti al mondo bancario è il medesimo. Potrebbe realizzarsi presto, quella portabilità dei servizi che ha messo in concorrenza gli operatori telefonici o, meglio ancora, creare dei portafogli di servizi di fornitori finanziari diversi dove è il consumatore a scegliere il meglio, fidelizzandosi sul servizio anziché sul provider bancario.

Banca + Fintech o Banche “Sfidanti”, quale modello?

Le banche hanno intrapreso diverse strade per procedere verso l’innovazione. Una molto efficiente è stata ed è tuttora la ricerca della contaminazione con le società della Finanza Tecnologica, le cosiddette Fintech.

È anche grazie alle iniziative delle Fintech, che le banche hanno scoperto, quanti e quali servizi si possono offrire a persone fisiche ed imprese, focalizzandosi sull’efficienza delle nuove tecnologie, sulla customer experience e sul trattamento dei dati.
Alcune banche hanno voluto farsi partner di società del Fintech per servire meglio i propri clienti. Si pensi ad esempio a quanto possono offrirsi l’un l’altro, banche e società che offrono servizi di tesoreria o di pianificazione finanziaria, di mobile payment, o ancora società di Dynamic Discounting o di Reverse Factoring digitale.
Dal punto di vista informativo, ad esempio si possono pensare collaborazioni con società di rating o software house che offrono servizi di decodifica delle centrali rischi di Banca d’Italia.
Le prime hanno consentito e consentiranno sperimentazioni con le migliori tecnologie abilitanti (intelligenza artificiale e Iot) per l’analisi ed il contenimento dei rischi sui crediti. Le seconde, consentono ai clienti della banca di poter tradurre le numerose e complesse informazioni della Centrale Rischi in documenti di sintesi facili da comprendere e da utilizzare.

Le Banche Sfidanti

Banche tradizionali e Fintech insieme rappresentano un modello di sviluppo che in molti casi si contrappone ed in altri si affianca ad un un altro modello di Open Innovation presente nel mondo del banking, le Challenger Banks, o Banche Sfidanti.
Si tratta di banche online, a fortissima vocazione tecnologica, che mettono a disposizione dei clienti i propri servizi unicamente attraverso le app di smartphone e tablet. Per la loro proposizione tecnologica attirano soprattutto Millenials ed i giovannissimi membri della generazione Z ormai maggiorenni.
Sono solitamente di dimensioni modeste e come tali hanno spesso bisogno di appoggiarsi alle banche tradizionali per alcuni servizi, specialmente quelli legati al deposito di contante e alle operazioni di compliance e burocratiche ad esso collegate. Per l’offerta di servizi innovativi, spesso in white label, invece stringono accordi con le Fintech, secondo uno schema di decentralizzazione delle fonti contrapposta ad una centralizzazione dell’offerta al cliente finale, dove risiede il loro valore aggiunto.
In Europa sono attualmente 49, e in Italia tra le più interessanti e popolari si possono citare Tinaba, Buddybank (Unicredit), Soldo, Hype (Banca Sella), Widiba (Mps) ed N26 nata in Germania ma operante anche in Italia.
Alcune di queste nascono come “costola digitale” della banca tradizionale. Il loro DNA gli consente di offrire servizi alternativi e complementari a quelli delle banche madri e di avere un atteggiamento Lean che gli consente di sperimentare, sbagliare, sviluppare, aggregare, condividere. Questa loro natura le rende, più agili e più simili agli utilizzatori di domani.
Tra i servizi innovativi che offrono, si possono citare la rendicontazione e gestione end-to-end delle spese viaggio corporate di Soldo, oppure il servizio a 360° di Buddybank, che va dal prelievo alla prenotazione di un volo aereo, alla possibilità di prelevare contante alle casse del supermercato con Widiba, alla facilità di accumulare i risparmi anche tramite il crowdfunding di Tinaba (acronimo di This is Not a Bank.)

Cosa succede dunque alle banche?

Cosa succede dunque alle banche? Esattamente quello che succede a molti settori dell’Industria e del commercio.
La competizione dell’online, sotto la spinta della tecnologia, sta guidando il cambiamento verso un modello di banca diversa, più simile ai suoi clienti.
Le banche hanno i mezzi finanziari per accelerare il cambiamento, ed una cultura (e compliance) che può frenarlo. Ma la competizione globale ci ha ricordato che Libra di Facebook o le monete digitali del sistema cinese non consentono di mantenere rendite di posizione, e le banche lo hanno compreso. La sfida è aperta.