Industria 4.0 sostiene le PMI italiane: la quarta rivoluzione industriale è alle porte

Le nuove tecnologie abilitanti ed il ruolo della finanza e dalle politiche di governo nel processo di innovazione delle imprese italiane

Industria 4.0 sostiene le PMI italiane: la quarta rivoluzione industriale è alle porte

Industria 4.0 sostiene le PMI italiane: la quarta rivoluzione industriale è alle porte 1425 815 Finanza Café

Non è certo per la spasmodica ricerca di buone notizie sull’andamento dell’economia italiana, che pure fa bene al morale e senz’altro motiva, che si vogliono commentare i primi risultati dei programmi di Industria 4.0 ed Impresa 4.0 a due anni dalla loro implementazione.
È piuttosto per analizzarne i perché. È necessario cogliere i segnali che la parte più forte ed innovativa dell’impresa italiana ci sta dando. Non riuscendo a trovare politiche economiche che spingano i consumi, scopriamo che c’è un’ importante parte delle piccole-medie imprese italiane che ha voglia di innovare, investendo in strumenti avanzati e tecnologia.


Tempo di lettura stimato: 5 minutes

Cosa si intende per Industria 4.0

Industria 4.0 è un termine usato per la prima volta durante lo svolgimento di una fiera ad Hannover nel 2011. Con questo termine si voleva descrivere il processo d’integrazione delle nuove tecnologie negli attuali processi industriali. L’obiettivo, ora come allora, è quello di sfruttare i nuovi modelli di business nati grazie all’innovazione, per garantire una maggiore produttività a fronte di migliori condizioni di lavoro e minori sprechi.
La raccolta di un numero pressoché infinito di dati e le informazioni derivanti dalla loro analisi, consentono di ottimizzare le prestazioni e garantire al contempo un elevato livello di personalizzazione nella produzione che si tratti di beni o servizi.
Il dialogo continuo uomo-macchina sta determinando un cambiamento radicale anche nella struttura organizzativa dell’azienda, con una separazione sempre meno netta tra chi prende le decisioni e chi le esegue.
Le decisioni, risultato di analisi approfondite dei Big Data, saranno sempre più rapide ed accurate.
Le skill professionali che da sempre contraddistinguono i diversi ruoli, lasceranno lentamente spazio a competenze multidisciplinari.

La quarta rivoluzione industriale e le nuove tecnologie abilitanti

Dopo la prima riferibile all’invenzione della macchina a vapore (1760-1830), la seconda caratterizzata dall’invenzione del motore a scoppio, dell’elettricità e dall’introduzione dei metodi di produzione di massa (dal 1870) e la terza, databile tra il 1969-1971, con la nascita dell’informatica (i primi collegamenti tra computer), eccoci in prossimità della quarta rivoluzione industriale, quella del mondo iperconnesso per mezzo delle tecnologie abilitanti.
Secondo una classificazione del Politecnico di Milano, le tecnologie abilitanti possono essere ricondotte a due macrogruppi: quelle legate all’informazione (Information Technology) e quelle relative alle operation (Operation Technology).
Fanno parte del primo gruppo le tecnologie dell’Internet Of Things, basate su smart objects e reti intelligenti, dell’Industrial Analytics, capaci di estrapolare e sfruttare le informazioni celate nei Big Data, ed infine quelle del Cloud Manufacturing, che sfruttano la rete per garantire accesso immediato e condiviso a molteplici risorse manifatturiere.
Le Operation Technology includono invece tecnologie più affini all’ambito della robotica come i più recenti sistemi di produzione automatizzati (Advanced Manufacturing), i dispositivi wearable e le nuove interfacce uomo-macchina (Advanced Human Machine Interface) e, infine, le nuove tecnologie di stampa 3D o Additive Manufacturing.

Il Piano Nazionale Industria 4.0

Viene spontaneo domandarsi se le imprese italiane siano pronte a far propria la rivoluzione in atto o se si troveranno, come già in passato, a dover rincorrere le aziende estere in una competizione che le vede partire svantaggiate.
In attesa che sia il tempo a rispondere alla domanda, oggi il termine Industria 4.0 per l’Italia è un’accezione che identifica la legge promossa dal fu governo Renzi, la nr. 232 del 2016.
Con l’intento di consentire alle aziende italiane di recuperare sul passo intrapreso dai competitor internazionali e sfruttare tutti i vantaggi legati alla quarta rivoluzione industriale, il governo italiano ha inserito nella legge di Bilancio 2017 il Piano Nazionale Industria 4.0.  Scopo del piano era mobilitare, nell’arco del 2017, investimenti privati aggiuntivi per 10 miliardi, creare incentivi quali ammortamenti e superammortamenti per le imprese che avessero deciso di investire in ricerca e sviluppo, ed in particolar modo nelle tecnologie dell’Industria 4.0, garantire una maggior semplificazione amministrativa a start-up e PMI innovative.

I risultati delle politiche del governo italiano

Nel novembre del 2018, i primi risultati raccolti hanno testimoniato l’impatto positivo, oltre le aspettative, del piano sull’economia italiana: incremento netto degli investimenti in ricerca e sviluppo, aumento dell’acquisto da parte delle imprese di beni strumentali quali software e sistemi IT, incremento del 10,7% dell’utilizzo del fondo di Garanzia il cui scopo è quello di facilitare l’accesso al credito.
I dati hanno dimostrato inoltre che ad aver beneficiato del Piano sono state in particolar modo le PMI, con oltre il 90% degli iperammortamenti e superammortamenti che si concentrano su investimenti inferiori ai 2 milioni di euro. Inoltre come riporta il Sole24ore, in un articolo del 14 maggio 2019, a fronte di 13.3 miliardi di Euro di investimenti generati dall’iperammortamento, tra quelli incentivati, il 35% è riferibile ad imprese con meno di 50 addetti.

Da Industria 4.0 ad Impresa 4.0

Nel 2018, il governo Conte ha deciso di dare ulteriore impulso al piano Industria 4.0, sancendo il passaggio ad Impresa 4.0, dapprima con la legge di bilancio 2019 e poi ancora più recentemente con il decreto crescita del 30 aprile scorso. Il piano Impresa 4.0, in particolare è  stato rimodulato con un focus ancora più accentuato sugli incentivi alle PMI e sull’innovazione considerando l’importanza della formazione nell’accettazione e sviluppo del digitale: il rinnovato credito d’imposta per la formazione 4.0, l’iperammortamento più elevato per le aziende di piccole dimensioni,  l’introduzione di una mini IRES e di un contributo a fondo perduto per agevolare l’inserimento nelle PMI dell’Innovation Manager (Voucher per il Temporary manager) sono tra le misure in vigore per il 2019.
Il compito principale dei piani industria 4.0 ed Impresa 4.0 è quello di facilitare gli investimenti da parte delle imprese garantendo sgravi fiscali e agevolando al contempo l’accesso a fonti di finanziamento alternative al costoso credito bancario (nuova Sabatini e Fondo di Garanzia), in altri termini fornire il carburante necessario per la quarta rivoluzione.industriale

E se la quarta rivoluzione industriale fosse anche finanziaria?

La finanza da sempre è stata una leva per l’attività d’impresa. Se da un lato, per la grande impresa, la finanza, con i suoi vincoli, ha rappresentato più un problema di tipo tecnico ed economico, per le PMI il problema ha riguardato più che altro la mancanza di offerta.
Strumenti messi in atto dai governi a livelli nazionale ed europeo, cominciano ad arrivare finalmente a destinazione, ovvero verso le PMI, la parte più dinamica della nostra industria di successo.
I dati sull’utilizzo di Mini-bond, PIR (Piani Individuali di Risparmio), Crowdfunding e Supply Chain Finance (nella sua accezione più ampia) cominciano, anche in Italia, a muoversi verso tassi di crescita più vicini a quelli del mondo anglosassone e a quelli dei nostri paesi di riferimento storici quali Francia e Germania.
Questi dati non indicano tuttavia un’ evoluzione ma una rivoluzione.
Finanziare l’innovazione (di prodotto e di processo), richiede un pensiero finanziario nuovo anche dal punto di vista della propensione al rischio e dell’orizzonte temporale di riferimento e non solo del mezzo ovvero la tecnologia portata ad esempio dal Fintech.
È infatti necessario tornare a finanziare il sistema impresa con logiche di lungo periodo. Il successo degli incentivi sui beni strumentali, indica che si possono finalmente abbandonare le mere logiche di breve periodo, del tutto e subito, che tanti danni hanno creato negli ultimi 30 anni. L’incertezza che accompagna i tempi moderni non si affronta con la logica entro, guadagno ed esco prima che tutto cambi. L’incertezza si affronta accettando dal principio il cambiamento, come condizione essenziale della vita di impresa.

La nascita della Financial Chain

Finanziare l’innovazione anche attraverso l’agevolazione all’acquisto di beni strumentali significa cambiare il paradigma di valutazione, e spostarlo sull’impatto economico finanziario dell’innovazione di lungo periodo, più che sulla garanzia dell’asset. Bisogna che la finanza nel suo complesso, abbia il coraggio di tornare ad entrare in territori inesplorati, guardando ad un futuro più lontano. Magari cominciare a guardare la Supply Chain e parlare di Financial Chain. Un investimento di un macchinario di un’impresa, quale impatto avrà sulla filiera? Se lo stesso istituto finanziario, finanziasse tutta la filiera, potrebbe avere più informazioni sui rendimenti attesi oppure finanziare innovazione a valle e a monte per spingerli oltre. Il Financial Chain potrebbe ridurre l’asimmetria informativa e ridurre l’aleatorietà del rischio per consentire di abbracciare politiche di lungo periodo.
Pensare in lungo non vuol dire perdere flessibilità. Accettare di sostenere finanziariamente la digitalizzazione e l’evoluzione, significa per le banche decidere, da subito, che le cose cambino. Trovare dei partner tecnologici, che aiutino a leggere i dati dell’impresa e della filiera, in modo puntuale e veloce, fissare nuovi covenant sui finanziamenti per monitorare i successi con un orizzonte temporale più ampio, conoscendo l’impresa anche attraverso le sue relazioni di filiera.

I primi risultati di Industria 4.0 hanno dimostrato che le PMI sono pronte ad investire sul futuro. È essenziale che il Fintech e le banche abbraccino la quarta rivoluzione con fiducia, lavorino con occhi diversi su obiettivi di medio – lungo periodo e lascino che l’innovazione dia i suoi frutti cambiando le cose. Ed ecco, la rivoluzione è servita.