Per il credito alle PMI? Prego da questa parte.

Basilea IV e le nuove forme di finanziamento per le imprese

Per il credito alle PMI? Prego da questa parte.

Per il credito alle PMI? Prego da questa parte. 1425 815 Finanza Café

Il mondo bancario si è accorto dei propri errori e sta cercando di porvi rimedio, ma non riesce più ad essere l’unica o la principale porta di accesso al credito delle PMI. L’imprenditore ed i suoi manager devono prendere in mano direttamente la leva finanziaria e sfruttare i nuovi strumenti a disposizione. È una ricerca a tutto campo.


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Un’economia a ‘trazione’ PMI

L’Italia è spesso additata per essere il paese dei paradossi. Forse è così o forse ce ne sono soltanto più che in altri paesi. Tra questi senz’altro un paradosso degno di nota riguarda le nostre Piccole e Medie Imprese e la considerazione che godono presso i mercati. Così importanti e così bistrattate.
Per definizione le Piccole e Medie Imprese occupano meno di 250 persone, hanno un fatturato annuo che non supera i 50 milioni di euro e un totale di bilancio che non supera i 43 milioni di euro.
Spesso si sente dire come le PMI costituiscano la spina dorsale del tessuto socio economico di un paese, e questo è vero soprattutto per l’Italia. Secondo il rapporto di Confartigianato del 2018 dal titolo “Piccola impresa, tradizione che ha futuro”, in Italia circa il 78.7% del totale addetti delle imprese è impiegato nelle PMI. Questo valore è nettamente superiore alla media europea, che si attesta intorno al 69,4%.
Per il peso degli addetti nelle PMI l’Italia sopravanza Regno Unito (75,3%), Spagna (72,8%), Germania (62,9%) e Francia (61,4%). Tra questi circa l’83,9% sono impiegati nelle micro-imprese, ovvero imprese con meno di 50 addetti.

Credit Crunch senza fine

Rispetto alle imprese di più grandi dimensioni, le PMI manifestano solitamente una maggior fragilità dal punto di vista patrimoniale e finanziario e non stupisce che esse stesse siano state colpite più duramente dalla contrazione del credito bancario, il cosiddetto Credit Crunch, seguito alla crisi del 2008.
Resta difficile tuttavia comprendere e accettare il fatto che il Credit Crunch si accanisca contro le PMI a 10 anni di distanza. Tutto ciò a dispetto dell’importanza del ruolo che le stesse imprese ricoprono nelle economie europee e nonostante gran parte del peso degli NPL (Non Performing Loans), ovvero il credito bancario in sofferenza che ancora affligge il nostro sistema bancario, sia generato non dalle PMI ma dalle grandi imprese.
Unimpresa calcola che nel 2018 i prestiti erogati dal sistema bancario alle PMI si siano contratti del 5%, 9% se si considerano solo quelli a breve.
Tra il 2007 e il 2017, si stima che la diminuzione dei prestiti alle PMI abbia toccato i 57 miliardi di Euro.

La risposta di Basilea

A livello di regolamentazione bancaria europea, la già citata crisi del 2008, ha contribuito a spingere per la creazione di norme comunitarie conosciute come Basilea III, in vigore dal dicembre 2013.
L’idea del Comitato di Basilea è stata di aggiornare le norme di Basilea I e II, prevedendo per le banche, un maggior controllo della liquidità interna rispetto al capitale. Considerando il ruolo centrale delle banche nell’economie, si è cercato di stabilizzare l’economia nel suo complesso, proteggendo innanzitutto il sistema bancario da possibili turbolenze.

Questa risposta si è dimostrata tuttavia incapace di intercettare le dinamiche di un cambiamento epocale in atto che vede le banche ricoprire un ruolo fondamentale e di supporto, ma non più centrale.

A parte la miopia di fondo di Basilea III, il vero peccato originale verso le PMI, o il suo danno collaterale, è stato l’aver suggerito alle banche nuovi modelli di valutazione del rischio credito, più prudenziali, che richiedono maggiori accantonamenti di capitale rispetto al passato e quindi una minor convenienza per le banche a prestare denaro.

Dal primo gennaio 2018, inoltre sono in vigore i nuovi International Financing Reporting Standard (IFRS). In particolare la norma IFRS9, richiede alle banche un ulteriore costo derivante da un accantonamento extra a bilancio per le perdite su credito in base alla prospettiva che queste si realizzino, e funzione diretta dei ritardi di pagamento nei rientri da parte del debitore.

Considerato il combinato tra le nuove regolamentazioni, la crisi italiana legata ai crediti in sofferenza che ha portato quasi al fallimento la più antica banca del mondo, ed una fase dell’economia non certo espansiva l’atteggiamento delle banche è stato ed è, quello di diminuire ulteriormente i prestiti alle PMI.

Le PMI, infatti sono considerate le più soggette a rischi sistemici, le meno patrimonializzate, le più difficili da valutare centralmente con i sistemi di rating attuali in linea con Basilea III. Le PMI risultano più costose per le banche sia in termini di impegni patrimoniali che di costo. Fin dove il costo è ribaltabile sui tassi di interesse, le PMI pagano di più, altrimenti il prestito viene negato o concesso parzialmente.

Ma chi aiuta le PMI?

Le banche a dire il vero si stanno accorgendo delle storture create dall’attuale regolamentazione e stanno cercando di porvi rimedio con un nuovo accordo comunitario che porterà dal gennaio 2022 al superamento di Basilea III con Basilea IV.
Oggi assistiamo sempre più spesso ad iniziative verticali a sostegno delle PMI di un determinato settore con logiche di filiera o territoriali di distretto. Non solo, le banche sembrano anche più disposte ad accettare forme di mitigazione del rischio meno invasive per il richiedente il credito, cercando di ribaltare il rischio di perdita utilizzando strumenti assicurativi o altre forme di collaterali. Inoltre assistiamo sempre più, alla felice contaminazione del mondo bancario con il mondo Fintech, che si pone come il fornitore di soluzioni per le PMI.
D’altro canto lo Stato Italiano, seppur non sempre in maniera organica o efficace per via dei mezzi messi a disposizione, sta cercando da una parte di migliorare l’impianto regolatorio, ad esempio riformando il sistema Confidi e dando forza al Fondo di Garanzia, e dall’altra di proporre un sempre maggior numero di interventi di finanziamento diretto per Start up o PMI innovative nell’ambito del programma industria 4.0.

Ma chi se non l’imprenditore?

Tuttavia non vi è dubbio che sia l’imprenditore colui che si deve adoperare per cercare nuove forme di finanziamento. La battaglia per la ricerca di quelle risorse finanziarie necessarie allo sviluppo d’impresa deve necessariamente giocarsi a tutto campo, e non più solo nel territorio bancario.
Sono gli strumenti innovativi che fanno e faranno la differenza.

Supply Chain Finance

Vi sono aziende in grado di proporre soluzioni di finanziamento sulla base delle logiche di filiera, laddove si sfrutta l’anello più forte della catena di prodotto, a beneficio di tutti.
Si tratta di soluzioni che lavorano sul credito/debito commerciale per renderlo più liquido attraverso strumenti quali il Dynamic Discounting, il Reverse Factoring, l’Inventory Finance, Il Consignment Stock e il Purchase Order Financing.

Soluzioni Fintech

Oltre alle numerose soluzioni che sostengono il Supply Chain Finance, vi sono quelle legate alla cessione del credito o Invoice Trading, come l’asta fatture o programmi di cartolarizzazione sempre in una logica di Peer to Peer Lending, ovvero dove grazie a piattaforme tecnologiche molti prestatori incontrano i molti richiedenti il prestito.

Minibond

Si tratta di obbligazioni di medio lungo termine emesse dalle PMI non quotate, e destinate a piani di sviluppo, e operazioni di investimento e rifinanziamento. Questo strumento consente a società non quotate di accedere ai prestiti dei mercati finanziari regolamentati.
Si tratta dello strumento che secondo alcuni dei risultati promossi dal Quaderno di ricerca “La finanza alternativa per le PMI in Italia” degli Osservatori Entrepreneurship & Finance della School of Management del Politecnico di Milano, è da considerare di maggior successo in termini quantitativi di finanza erogata: il 51% dei prestiti alternativi erogati con 1.84 miliardi di euro nel 2018 ed utilizzato da 221 PMI. 

Crowdfunding

Il Crowdfunding è una forma di finanziamento che sfrutta il Web per radunare intorno ad un progetto un gruppo di persone disposte ad utilizzare tutte insieme il proprio denaro per raggiungere lo scopo prefissato. È una pratica di micro-finanziamento dal basso che mobilita persone e risorse per la raccolta di capitale da parte di imprese di piccole o anche medie dimensioni sia in fase di start up che di “prima crescita”.
Tra i diversi tipi di crowdfunding troviamo: l’Equity crowdfunding, laddove l’azienda apre ad inclusioni nel proprio capitale sociale, il Lending Crowdfunding dove l’oggetto è il prestito finanziario remunerato ed infine il Reward Crowdfunding, dove la remunerazione offerta per il finanziamento è in prodotti o ricompense non monetarie. In particolare, il Lending Crowdfunding si sta dimostrando lo strumento con maggiori possibilità di crescita anche grazie all’entrata di investitori istituzionali e richiede ovviamente all’imprenditore oltre ad una maggiore apertura e trasparenza, anche una spiccata o acquistabile capacità di marketing finanziario, ovvero saper vendere bene le proprie capacità di produrre cassa.

Private Equity e Venture Capital

Ancora considerato sottostimato in Italia rispetto alle esperienze europee, questo settore richiede all’imprenditore di accettare supporto finanziario per patrimonializzare la propria impresa, da parte di fondi che entrano nella gestione dell’impresa stessa per migliorarne la performance attraverso appunto il capitale, nuova managerialità e relazioni di business. Normalmente si aspettano un ritorno rivendendo le quote di capitale in un periodo medio di 3 -5 anni.

Senza voler entrare nel merito di strumenti o soluzioni finanziarie ancora più complesse, in questo contesto si vuole solo ristabilire il ruolo centrale dell’imprenditore delle PMI. Come sempre è stato, spetterà a lui infatti guidare il nuovo cambiamento. Dopo aver dimostrato di eccellere nel prodotto, e nei processi, dovrà percorrere i territori della finanza, per scovare le giuste soluzioni per eccellere anche in questo campo. Sarà chiamato a guidare e non subire il cambiamento epocale delle banche e di tutti i nuovi player del mercato finanziario, per fare entrare le PMI nei mercati globali con tutta la forza, anche finanziaria, di cui hanno bisogno.