StartUp: la verità storica

Cosa sono le StartUp e quali caratteristiche contraddistinguono le StartUp di successo?

StartUp: la verità storica

StartUp: la verità storica 1425 815 Finanza Café

Nel 2012 Steve Blank dava quella che ancora oggi è considerata la miglior definizione di StartUp. Da allora e solo in Italia sono state create oltre 10.000 startup. Alla luce dell’esperienza, dopo sette anni è possibile tracciare una prima verità storica. Quali sono le StartUp e come diventano grandi fino a scalare?


Tempo di lettura stimato: 6 minutes

È una StartUp?

Spesso si sente dire di una nuova impresa che si tratta di una StartUp. Altrettanto spesso, si oppone a questa affermazione il fatto che non si tratterebbe di StartUp in quanto impresa priva di innovazione tecnologica.  Dopo anni di osservazioni del fenomeno è possibile dire che nessuna delle due osservazioni è corretta.

Qualora si decidesse di aprire ad esempio una nuova panetteria, innovativa, disponendo dei capitali necessari, allestendo un spazio vendita dal design futuribile, sfruttando la tecnologia per accattivare l’avventore ad esempio facendolo servire da Robot, permettendogli di ordinare con uno schermo touch oppure on line con un App, si tratterebbe indubbiamente di una StartUp?

Diversamente si potrebbe aprire una panetteria, in cui il modello di business preveda la standardizzazione della produzione dei lievitati, magari sfruttando farine pregiate acquistate in tutto il mondo, con un prodotto finito che può essere consegnato in ogni luogo entro 3 ore dalla fine panificazione. Il punto vendita fisico verrebbe concepito come un centro di raccolta informazioni ed esperienze con il cliente ad opera di personale specializzato non già nella panificazione ma nella relazione. Centralizzando la produzione, i punti vendita “esperienzali” sarebbero replicabili ed il modello di impresa scalabile. Questo è un modello di StartUp.

L’essenza della StartUp

Secondo la più accreditata definizione di StartUp di Steve Blank, guru della lean StartUp, imprenditore seriale della Silicon Valley che vanta collaborazioni con le maggiori università americane, per startup si intende una nuova iniziativa imprenditoriale in cui lo stato iniziale di StartUp sia temporaneo, che abbia un modello di business ripetibile, ad esempio attraverso la standardizzazione, e scalabile, ovvero preveda già dal principio la possibilità di una crescita incrementale.

Molto spesso nella realtà dei fatti le startup, intese come sopra, sono accompagnate anche da una cultura di “Trial and Error” altre volte definita “Lean”.

Si tratta di un approccio aziendale che richiede grande flessibilità e che prevede la possibilità di sperimentare, in via continuativa sul mercato, soluzioni diverse e di porsi in posizione di monitoraggio delle reazioni del mercato stesso, per apportare variazione al modello di business.
Si lascia in sostanza che sia il mercato a giudicare la fattibilità o l’opportunità di una soluzione, accettando quindi sia l’errore, si torna indietro, sia le correzioni, virando la strategia. Approcciare il mercato in ottica Lean, non è quindi approssimazione ma attentata preparazione di un modello di business in grado di mutare senza perdere il focus sull’obiettivo.

Una StartUp è dunque sempre innovativa, per via del modello che la spinge, a prescindere dall’uso della tecnologia. Tuttavia il modello stesso nasce nell’era tecnologica. I fondatori sono spesso Millenials o esperti di discipline scientifiche; i modelli di riferimento di business di successo sono aziende tecnologiche. La StartUp è dunque innovativa in maniera intrinseca, senza il bisogno di specificarlo.

La StartUp in Italia: l’identikit

Sempre nel 2012, anno della definizione di StartUp di Blank, il governo italiano cominciava a creare quell’ecosistema, fatto soprattutto di agevolazioni fiscali, che avrebbe permesso, anche nel nostro paese, la nascita di fenomeni di StartUp come già stava accadendo nel mondo ed in Europa.

Il nostro ordinamento definisce e riconosce in maniera specifica le StartUp innovative, laddove in questo caso si intendono le StartUp che sviluppano, producono e vendono, prodotti e servizi innovativi ad alto contenuto tecnologico. Ne deriva di fatto, un’altra definizione. In particolare, una StartUp innovativa, secondo l’ordinamento italiano ex legge 221/2012 e succ., deve essere innanzitutto costituita sotto forma di società di capitali, anche cooperativa, e soddisfare i seguenti requisiti:

  1. sede principale in Italia o in uno Stato UE o EEA (spazio economico europeo) con sede produttiva o filiale in Italia;
  2. costituita da non più di 60 mesi;
  3. ultimo bilancio non superiore a 5 milioni di euro;
  4. non deve distribuire utili;
  5. non deve nascere da fusione, scissione o cessione di ramo di azienda;
  6. deve avere almeno una di queste caratteristiche:
    • spese in ricerca e sviluppo maggiori o uguali al 15 per cento del valore maggiore tra costo e valore totale della produzione;
    • almeno i 2/3 dei dipendenti o collaboratori con laurea magistrale oppure 1/3 di dottorati, dottorandi o laureati con almeno tre anni di attività di ricerca certificata;
    • almeno un brevetto o privativa industriale.

Il rispetto dei requisiti consente alle imprese l’iscrizione allo speciale registro delle StartUp innovative, che oltre ad essere pre-requisito per l’ottenimento dei benefici fiscali sia nazionali che locali, oggi è in grado di restituirci qualche dato statistico e tracciare l’identikit delle StartUp in Italia.

Ad oggi si contano 10.027 StartUp innovative in Italia, con la regione Lombardia che guida la classifica regionale con 2.525 imprese, seguita dal Lazio con 1.116. Nel 2013 le imprese di questo tipo erano 884, a dimostrazione dell’ottima crescita in termini numerici.

Se prendiamo in considerazione uno studio condotto da Polis Lombardia sui dati del 2017, è possibile anche tracciare le caratteristiche di queste nuove imprese per meglio comprenderne la natura.  Normalmente si tratta di micro-imprese con 3 – 4 componenti che in larga maggioranza (il 78%) hanno come oggetto la produzione di un servizio.

L’80% dei fondatori ha una laurea specialistica che, nel 48% dei casi, si tratta di una laurea in materie tecnico/scientifiche. L’area finanza raggiunge il 24,5%.

Piuttosto elevata, è la presenza di manager senior. Il 60% circa ha un’esperienza lavorativa superiore ai 5 anni e, oltre l’80% del campione analizzato, ha un’esperienza aziendale o da libero professionista, mentre i ricercatori rappresentano il 15 % circa.

L’età media dei fondatori è di 40 anni, con un 30% compreso nella fascia 18 – 34 anni (i cosiddetti Millenials).

Cosa ci hanno insegnato le StartUp italiane di successo

Un’analisi interessante dal punto di vista manageriale, su cosa ci hanno insegnato fino ad ora le StartUp, si ricava da un’indagine fatta dall’Osservatorio sulla Competitività delle Imprese del Terziario della Liuc Business School (presso l’Università Carlo Cattaneo di Castellanza – Varese).

L’indagine ha riguardato le strategie ed i modelli di business delle startup più innovative ed ha portato ad identificare 6 key-driver per il loro successo.

  1. Focus sul risultato. Le Startup valorizzano la definizione chiara del loro obiettivo fin dal principio, ed hanno uno scopo che va aldilà del puro profitto includendo concetti di benessere sociale. In altre parole, la cultura aziendale stessa si permea di valori a cui si dedica grande attenzione, affinché gli stessi diventino la guida per tutti i rapporti interni ed esterni.
  2. Bilanciamento tra tradizione ed innovazione. Nella stragrande maggioranza dei casi, le Startup partono da settori tradizionali per contaminarli con le ultime soluzioni tecnologiche ed arrivare a soluzioni incrementali del business esistente. Il ripensare i processi dal principio e nel profondo (Back-end) può tuttavia portare le Startup a sconfinare e entrare nell’oceano blu (Blue Ocean Strategy, W. Chan Kim and Reneè Mauborgne, 2005) delle opportunità.
  3. Modello locale per scalabilità globale. In tutti i casi analizzati, il modello nasce in Italia per opportunità ma guarda fin da subito al mercato internazionale. All’interno dell’impresa vi è sempre grande attenzione alla standardizzazione e codifica dei processi, proprio in virtù della possibilità di replicarli e scalare (crescere in maniera incrementale).
  4. Design del servizio centralizzato sull’esperienza cliente. Gli startupper italiani si dimostrano molto focalizzati sul cliente, nella misura di voler ritagliare sui suoi bisogni, reazioni, pareri la struttura del servizio, facendo leva su velocità e agilità nelle risposte ai bisogni.
  5. Il servizio deve essere Premium, ovvero rivolto alla massima soddisfazione della domanda dei consumatori. Questi ultimi oggi si dimostrano molto più attenti alla qualità che al prezzo, desiderosi di avere un servizio iper-personalizzato, e pronti a sperimentare mezzi nuovi per accedere a servizi già utilizzati con una curiosità ed attenzione crescenti.
  6. Conoscenza diffusa e condivisa come propulsore. Per poter essere sempre capaci di cogliere tutto quello che avviene sul mercato in senso ampio, sia a livello di output che di input, le startup sono entità intellettualmente aperte, sia verso i collaboratori (collective power) che verso l’esterno (collective intelligence). L’ecosistema di riferimento rimane pertanto una componente fondamentale.

Quando le StartUp diventano grandi

Nella definizione di Blank un elemento caratterizzante le startup è lo stato di temporaneità. Le StartUp di successo infatti diventano grandi e grazie al loro modello cominciano a scalare, ovvero si trasformano in ScaleUP.

In attesa di avere anche per le ScaleUp una definizione che metta tutti d’accordo, possiamo provare a definirla come una società che ha superato la fase iniziale (StartUp) per concentrarsi sulla crescita esponenziale e per poter ripagare gli investitori intervenuti per permettere la scalabilità.

Lo StartUp Europe Partnership, piattaforma promossa dalla comunità Europea per aiutare la crescita delle StartUp anche nota come SEP, sta sviluppando una ricerca per standardizzare le metriche che definiscono una ScaleUp, ed al momento offre i seguenti parametri utili.

Startup: le società che negli ultimi tre anni di attività hanno raccolto investimenti tra i 500 mila ed il milione di dollari (americani) o che si sono autofinanziate e hanno fatturato nel medesimo range.

ScaleUp: le società che hanno raccolto negli ultimi tre anni da 1 a 100 milioni di dollari US di investimenti o che si sono autofinanziate e hanno un fatturato compreso nello stesso range.

Scaler: società che hanno raccolto o fatturano oltre 100 milioni di dollari.

Al di là delle classificazioni e delle definizioni, ciò che è interessante notare, sono le differenze tra una società che nasce ed una che cresce per diventare grande.
Si tratta di un cambio di paradigma molto profondo e necessario.

Uno degli aspetti fondamentali riguarda il cambiamento circa la capacità di prendere rischi che vengono sostituiti da un maggior controllo ed avversità al rischio. La possibilità di sbagliare viene sostituita da un maggior tempo dedicato alla progettazione. Le persone devono essere altresì capaci di sostituire capacità intuitive e proattività con capacità di lavorare in team e di saper connettere e connettersi.
Anche la ricerca delle motivazioni personali deve saper cambiare.
La ricerca delle motivazioni deve spostarsi dal sentirsi un creatore di soluzioni o colui che impara continuamente (crescita personale verticale) a sentire la spinta motivazionale che deriva dalle maggiori responsabilità. Lavorare per una grande società porta con sé la responsabilità verso migliaia di stakeholder, siano essi investitori, dipendenti o clienti.

Da Early-Stage a StartUp e poi ScaleUP, un percorso di impresa che rimane imprescindibilmente legato alla capacità delle persone di saper cambiare con essa, senza perdere la visione. Ma cambiare rimane fondamentale.